Ad Ascoli Piceno l’ultima tappa marchigiana de “La Cenerentola” di Rossini

by redazione
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Dopo Fano e Fermo, si è chiuso nel weekend al teatro Ventidio Basso il tour regionale dell’opera lirica diretta da Matteo Anselmi.

Appena trascorsi Carnevale e San Valentino, dopo l’anteprima giovani del 16 febbraio riservata agli studenti, sabato 17, nell’ambito della programmazione della Fondazione Rete Lirica delle Marche, il teatro ascolano Ventidio Basso ha ospitato “La Cenerentola, ossia la Bontà in trionfo” di Rossini in una versione originale e molto godibile – ben diversa da quella che nel 1817 andò in scena per la prima volta al teatro Valle di Roma – che in qualche modo ha richiamato entrambe le feste.

Carnevale per la scelta dei costumi dai colori sgargianti e dalle fattezze per nulla fiabesche che più che al mondo di Barbie rimandano a quello delle Bratz, basti pensare alle sorellastre Tisbe e Clorinda alias Tamar Ugrekhelidze, mezzosoprano georgiano, e Patricia Calvache, soprano spagnolo, rispettivamente; San Valentino per l’amore tra Angelina (il mezzosoprano Chiara Tirotta) e il principe Ramiro (il tenore Pietro Adaini) che, come in ogni favola che si rispetti, trionfa sempre.

Un amore pulito (“E alla fine scelse per sé l’innocenza e la bontà”) che trascende ricchezza, convenzione e convenienza per immergersi in quella purezza che solo l’arte, in qualsiasi sua forma, è in grado di regalare.

Ecco allora troneggiare sul palco un cerchio illuminato, emblema di congiunzione e perfezione, su cui si dondola la protagonista Angelina, accentuando in questo modo la dimensione onirica della storia narrata, e simbolo di quella circolarità della fiaba in cui i personaggi escono da un enorme libro all’inizio della rappresentazione per rientrarci alla fine; libri che compongono le pareti dell’allestimento scenografico, realizzato in collaborazione con il Rossini Opera Festival di Pesaro e l’Accademia Musicale “Bernardo De Muro” di Tempio Pausania, in base alle esigenze sollevate, abbassate o addirittura sfondate come nel caso di Don Magnifico che, irrompendo, recita: “Un magnifico mio sogno mi veniste a sconcertar”.

Ecco qui che il cerchio luminoso sale verso l’alto – e dunque idealmente verso la dimensione celeste che sublima l’unione tra i due amanti suggellata dall’allegoria della fede nunziale – trasformandosi in lettera alfabetica e creando, accanto a quelle dell’insegna in scena, la parola “Magnifico” che richiama l’omonimo Don, interpretato dal baritono Giuseppe Toia, e al contempo si addice all’intero dramma giocoso poiché, nonostante le tre ore di durata suddivise in due atti, accompagnate dall’orchestra sinfonica “G. Rossini” diretta da Andrea Foti, riesce a mantenere alta l’attenzione degli spettatori.

Guarda un estratto video della “Cenerentola ossia la bontà in trionfo” di Gioachino Rossini.

Alessandra Addari

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