Non tutte le officine nascono per ripetere gesti, alcune nascono per inventare soluzioni. A Porto Sant’Elpidio, tra mare e colline, c’è una piccola azienda che parla il linguaggio della meccatronica come fosse una lingua madre: è la Meccanica Elpidiense. Tra rumori di ingranaggi e silenzi pieni di idee, prende forma ogni giorno un pezzo unico: macchine speciali pensate per risolvere problemi reali, cucite su misura come abiti sartoriali dell’industria. Dietro questa precisione c’è la storia di Danilo Brilli, 43 anni, uomo concreto e appassionato, imprenditore per vocazione, che ha trasformato il suo sapere tecnico e la sua tenacia in un’impresa capace di coniugare artigianalità e innovazione, tecnologia e intuizione. Un posto dove l’ingegno si fa mestiere e il mestiere diventa visione. Non una fabbrica qualunque, dunque, la Meccanica Elpidiense, ma un laboratorio dove si mescolano esperienza, intuizione e futuro.
Danilo, partiamo dall’inizio: come nasce la tua passione per la meccanica e la meccatronica?
Sono meccanico da 25 anni ho iniziato in un’azienda come dipendente e poi insieme al mio socio ci siamo messi in proprio.
Essendo diplomato in elettronica sono da sempre stato appassionato ad essa con la convinzione che vada unita all’automazione. Io sono stato fortunato perché subito dopo il diploma ho iniziato a fare questo lavoro, con un’azienda che ha investito su di me. Rivedendomi oggi, penso che appena diplomato fossi solo una spesa per quell’azienda che mi ha dato e si è data il tempo, ha investito su di me. Loro mi hanno dato tanto, io ci ho messo del mio, impegnandomi al massimo e crescendo. La cosa importante è che dopo 25 anni oggi ho ancora tanto da imparare, mi sento di dover conoscere situazioni nuove, mettermi alla prova. Noi vendiamo tecnologia e la tecnologia è in continua evoluzione, bisogna essere sempre aggiornati. Personalmente penso che l’innovazione sia fondamentale, ma ciò significa anche sperimentare. Un’idea che va coniugata poi con la mia componente di imprenditore perché spesso questo significa che il frutto va atteso più a lungo di un risultato immediato.
C’è stato un momento o un progetto chiave che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata la tua strada?
La prima macchina che abbiamo fatto insieme al mio socio che piegava, tagliava e confezionava tovaglie in tessuto non tessuto, per ristoranti. Quello è stato il progetto madre della Meccanica elpidiense. Parte tutto da lì.
Come è nata Meccanica Elpidiense e qual è stata la tua visione iniziale?
E’ nata dal mio socio che ha fondato l’azienda da solo. Noi lavoravamo nella stessa azienda come dipendenti. Le cose iniziavano a non andare bene e lui decise di uscire, mettendosi in proprio. Da lì a poco, per una serie anche di esigenze personali, sono andato via anche io e mi sono unito a lui. Passo dopo passo abbiamo creato la Meccanica Elpidiense, da soli, senza l’aiuto di nessuno, col nostro lavoro e impegno insieme a quello dei nostri collaboratori.
Come descriveresti in parole semplici quello che fate in Meccanica Elpidiense?
Noi siamo come dei sarti: andiamo a costruire una macchina su misura alle esigenze del cliente finale, è un lavoro sartoriale. Certo, a livello imprenditoriale è la produzione in serie che porta utili, però dall’altro lato il fatto di saper adattare la nostra produzione a diversi settori ci porta a non subìre gli andamenti del mercato, a non esserne schiavi.
Ogni macchina che realizzate è un pezzo unico. Ci racconti il processo che va dall’idea al prodotto finito?
Il cliente espone la sua esigenza. Da lì nasce un’idea di massima e un preventivo. La progettazione meccanica è interna e può andare dai due mesi fino a sei mesi. Poi la progettazione elettrica, quindi si passa alla realizzazione dei pezzi meccanici, all’ordine dei commerciali meccanici ed elettrici, alla realizzazione del quadro elettrico, la realizzazione del montaggio della macchina e infine il software che permette alla macchina di lavorare. Tutto questo è fatto dalla Meccanica Elpidiense. Senza esternalizzare nulla. Ogni passaggio è interno alla nostra azienda.
In quali settori trovano applicazione le vostre macchine? Ce n’è uno in cui vi sentite particolarmente forti?
Automotive, avvolgitori automatici per tubi, alimentare, plastico, elettrodomestico sono i principali. Se devo pensare a una cosa in cui siamo particolarmente forti è senza dubbio quella di dare la soluzione chiavi in mano al cliente. Lì ci sentiamo forti, noi facciamo tutto internamente, il che spesso porta a ridurre il margine di guadagno, ma così possiamo anche garantire al 100% ciò che realizziamo. La parte più importante è il post vendita in cui non dobbiamo rivolgermi a nessuno: facciamo tutto noi.
In un mondo che punta sempre più sul digitale, che ruolo ha oggi la meccanica “su misura”?
Secondo me è sempre più fondamentale perché si è inventato tutto, quindi le personalizzazione e saper creare un prodotto ah hoc è ciò che fa fare il salto di qualità. Oggi molto spesso quando entriamo negli stabilimenti il dipendente è spaventato davanti all’automazione, mentre io penso che fare un lavoro alienante sia spaventoso molto più di seguire il lavoro della macchina: è una riqualificazione della persona. Sono cambiate le figure anche all’interno dell’azienda, penso alla figura del team manager.
Qual è secondo te il valore delle piccole aziende come la vostra in un contesto industriale sempre più globalizzato?
La nostra forza è indubbiamente quella di saper dare risposte immediate anche a realtà che non sono multinazionali. Il grande non può fare tutto e secondo me c’è lo spazio per entrambi. L’Italia si basa sull’artigianato e secondo me è proprio quello che tiene ancora in piedi.
Quanto conta la creatività nel vostro lavoro?
Tantissimo, non possiamo mai fermarci. Essere creativi e mettersi sempre in gioco. Creatività e passione.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato finora nel tuo percorso imprenditoriale?
Ogni progetto è una sfida essendo tutti progetti sempre nuovi. Ogni macchina è un’evoluzione anche di sé stessa. Noi non produciamo un prodotto noi lo creiamo
Come vedi il futuro del settore della meccatronica, e quale sarà il ruolo di Meccanica Elpidiense?
Io penso che il nostro lavoro rinnovandosi ogni giorno possa crescere sempre di più. All’interno di questo scenario, la Meccanica Elpidiense può senza dubbio contribuire alla crescita collettiva, evolvendosi. L’industria italiana si deve evolvere, in alcuni casi siamo ancora indietro.
C’è un sogno nel cassetto, un progetto che ancora aspetta di prendere forma?
No, sono molto contento e soddisfatto di fare ciò che facciamo. Ecco forse, qualcosa che ci manca è trovare un prodotto in serie che possa creare delle marginalità maggiori. Ci stiamo lavorando… non aggiungo altro.
Se potessi dare un consiglio a un giovane che oggi vuole lavorare nella meccanica, cosa gli suggeriresti?
Sacrificio, passione. Saper investire su sé stessi, come ho fatto io con me stesso. Non cercare un appagamento immediato perchè per specializzarsi serve tempo. Spesso oggi si ha la fortuna di avere famiglie alle spalle quindi si ha anche la tranquillità per i giovani di darsi tempo di formarsi ed evolversi.
di Sara Santacchi
