Ci sono storie che sanno di terra bagnata, di ritorno alle radici e sogni di rinascita, che iniziano in silenzio, tra la noia di una routine e il bisogno urgente di dare un senso più profondo al proprio tempo. La storia di Simone Andrenacci, fondatore dell’Azienda Agricola Le Radici a Sant’Elpidio a Mare, è una di quelle. Un racconto caratterizzato della forza di chi ha scelto di ripartire dalla natura, di ascoltarla, di onorarla, portando l’agricoltura al centro di un sistema etico e rigenerativo.
Un cambio di rotta verso la semina
“Mi ero un po’ annoiato, perché come persona ho bisogno di un motore, una ragione d’essere.”È da qui che parte il viaggio di Simone. Da un’attività imprenditoriale ben avviata, una realtà diversa che però, con il tempo, aveva perso il suo fascino. La provincia, le giornate tutte uguali, la sensazione di avere un potenziale inespresso. L’inquietudine, però, è spesso la miccia delle grandi trasformazioni.
Nel 2018, quasi per caso, si imbatte nell’acquaponica. “Ero impazzito per questo progetto”, racconta. È un sistema affascinante dove pesci, batteri e piante coesistono in un ciclo virtuoso, restituendo prodotti sani con un uso minimo di risorse. Ma l’Italia non era ancora pronta per questa visione. “Non esistevano bandi per questo tipo di coltivazione. Era tutto pensato per un’agricoltura analogica, legata agli ettari e non ai metri quadrati.”
Il sogno dell’acquaponica si scontra con la realtà dei numeri: servivano 400.000 euro per avviare l’impianto. Troppi. “Ma la vita”, dice Simone, “le risposte ce le dà sempre, basta solo guardarle da un punto di vista diverso”. Il “click” arriva tornando a casa. “Se non puoi permetterti il contadino digitale, inizia da quello analogico.” Così, quasi per gioco, nasce un piccolo orto. Un esperimento. Un seme che germoglia non solo nella terra, ma nella sua anima. “Le prime volte che pianti pomodori o zucchine, è una ricompensa. Fa un bell’effetto.”
Inizia un nuovo cammino, affiancato da Alessio Capezzuoli, tecnico agricolo toscano con un’esperienza autentica nel biologico, lontano dal greenwashing. “Mi ha insegnato tantissimo”, ammette Simone, che parte davvero da zero. Ogni concetto è una scoperta. E proprio perché è un neofita, assorbe tutto, con la curiosità di chi sa di non sapere.
“Cerco sempre di essere l’ultimo della classe. Perché se sei il primo, stai sbagliando classe.”


Un’agricoltura che cura la terra (e l’uomo)
Confronto dopo confronto, corso dopo corso, Simone entra in un mondo parallelo: quello dell’agricoltura etica e rigenerativa. Un mondo abitato da nomi come Matteo Mazzola e Gennaro Gardone, pionieri di un nuovo modo di coltivare: non contro la natura, ma insieme a lei.
“Fra dieci anni capiremo che alcune tecniche che usiamo oggi erano sbagliate. Ma l’obiettivo maestro deve essere coesistere con ciò che ci circonda”. Simone ha chiaro il suo scopo: nutrire in modo sano i suoi clienti e fare del bene alla terra. I frutti, per chi coltiva con etica, arrivano sempre.
Oggi, con uno sguardo più consapevole, Simone sorride ripensando alla serra d’acquaponica mai realizzata, perché nel frattempo ha imparato una lezione ancora più profonda: la perfezione non genera valore. È nell’imperfezione che si trova la ricchezza.
“Un ortaggio cresciuto in serra, con clima perfetto, sarà anche bellissimo. Ma povero. Non ha affrontato difficoltà”. Questa è l’essenza della sua agricoltura: lasciare che la natura segua il suo corso, aiutandola a esprimere il meglio di sé. Il risultato? Ortaggi che non sono solo cibo, ma esperienza, storia, resilienza.
Agroforestazione sintropica: la nuova frontiera
Nel 2024, Simone incontra l’agroforestazione sintropica, una tecnica che riproduce il comportamento dei boschi naturali per rigenerare suolo e biodiversità, creando sistemi agricoli complessi, resilienti e produttivi. “È stata un’altra svolta nella mia carriera. Mi ha fatto innamorare ancora di più della vita vegetale.”
Un’agricoltura profondamente rigenerativa, orientata alla sinergia con l’ambiente: non solo senza chimica, ma anche senza lavorazioni pesanti, con un profondo rispetto per il ritmo della natura.
“Una pianta, con la fotosintesi, manda gli zuccheri sotto terra,” spiega. “Questi zuccheri nutrono batteri, funghi, microrganismi, che in cambio forniscono alla pianta i nutrienti di cui ha bisogno. Così tutto vive in armonia, e il terreno diventa sempre più fertile.”
Non è un’utopia: questo metodo funziona. “Tra quattro o cinque anni, forse sei, riusciremo a coltivare senza più irrigare, senza lavorare la terra, senza trattamenti. Il suolo sarà talmente ricco, morbido, vitale, che non ci sarà bisogno di nulla. E non serviranno nemmeno pesticidi: in un sistema complesso come il bosco, le malattie non si diffondono perché c’è equilibrio, c’è biodiversità” racconta Simone.
L’azienda Le Radici si trasforma: 4.000 mq di orticole e 5-6.000 mq di frutteto vengono riconvertiti in sistemi agroforestali. Un intreccio intelligente tra alberi, piante aromatiche e ortaggi, disposti secondo logiche che favoriscono la coesistenza, la protezione reciproca, il ritorno dell’umidità e della vita nel suolo.
Ogni metro è pensato: melograni, robinie, salvia, timo, assenzio. Tutto cresce insieme, tutto lavora in armonia. Lo sfalcio diventa nutrimento. L’erba non si butta, si lascia a terra. Il terreno respira.






Coltivare vita, non solo ortaggi
Simone ha imparato che coltivare non è un gesto meccanico, ma un atto di coscienza. Richiede sensibilità, intuito, umiltà. E soprattutto, una visione. “Oggi penso che i contadini siano persone con una conoscenza strabiliante.”
“Jean-Martin Fortier dice che tutti possono essere bravi agricoltori, ma diventare un master agricoltore è un’altra cosa.” Perché serve precisione, studio, capacità di adattamento. E anche la volontà di rimettersi in discussione ogni anno, ogni stagione.
Oggi, Le Radici è molto più di un’azienda agricola. È un laboratorio di biodiversità, un luogo dove la terra racconta le sue storie attraverso il silenzio degli alberi e la tenacia delle erbe spontanee.
Accanto alla sua attività agricola, Simone ha costruito una yurta, uno spazio circolare di legno e tessuto, dove si tengono corsi di yoga, pilates, massaggi e pratiche ayurveda, qi gong, pittura, e dove presto inizieranno anche sedute di psicoterapia immersa nella natura.


“Non si tratta solo di cibo. Si tratta di cura. Cura della terra, cura delle persone, cura delle relazioni. Spero che questo progetto, possa davvero contribuire a far ritrovare alle persone un legame con la natura. Nessun’altra medicina, arte meditativa o pratica spirituale, ha la stessa forza rigenerativa di una camminata in un bosco. Ce l’abbiamo dentro, è un legame ancestrale.”
