Sabato scorso il teatro ascolano ha ospitato l’opera di Giuseppe Verdi, preceduta dall’anteprima giovani del 21 novembre.
Fondazione Rete Lirica delle Marche è tornata ad Ascoli Piceno lo scorso 23 novembre, al Teatro Ventidio Basso, con Un ballo in maschera di Verdi, dopo il debutto al Teatro dell’Aquila di Fermo e prima dell’appuntamento di fine mese, sabato 30 novembre, al Teatro della Fortuna di Fano.
La regia è di Daniele Menghini e la direzione musicale di Fabio Biondi sul podio dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana che sembra dialogare – non semplicemente accompagnare – con il Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, preparato da Pasquale Veleno, con esito definitivamente felice.

Spicca nell’allestimento, realizzato in collaborazione con il Teatro Regio di Parma, in tutti e tre gli atti, l’elemento del teschio che rimanda a William Shakespeare, grande ispiratore di Verdi (Macbeth, Falstaff e Otello), oltre che inequivocabile simbolo di morte.
Morte che aleggia in ogni scena del melodramma – originariamente destinato al Teatro di San Carlo di Napoli (libretto di Antonio Somma) ma che debuttò, modificato, solo nel 1859, al Teatro Apollo di Roma – il quale trae origine da una congiura ordita durante un ballo in maschera contro il re di Svezia, Gustavo III, trasformato successivamente, per adattarlo ai dettami della censura, in governatore di una colonia inglese, spostando l’azione dall’Europa all’America.

Dunque il protagonista diventa Riccardo (Davide Tuscano) Conte di Warwich, Governatore di Boston, segretamente innamorato di Amelia (Ilaria Alida Quilico), moglie di Renato (Kang Hae), suo segretario e caro amico, le cui vicende si interfacciano con quelle di Ulrica (Danbi Lee) e Oscar (Licia Piermatteo).
Un amore che si scoprirà ricambiato, portando così all’omicidio del protagonista, nonostante la decisione finale dello stesso di rinunciare all’intimo sentimento in virtù dell’amicizia con Renato.
La nobile rinuncia di Riccardo conduce, pertanto, a risultati comunque nefasti, quasi a volerci ricordare che la caducità dell’esistenza prescinde da comportamenti eticamente corretti o scorretti: indipendentemente dalle nostre azioni, la vita è un attimo, può scoppiare in un istante, da un momento all’altro, proprio come il palloncino che apre e chiude la scenografia.
Se il nostro esistere, allora, è un ballo in maschera, che sia jazz, walzer o macarena – come quella proposta in questa versione dell’opera – non ci resta che danzare, finché c’è dato di farlo!
Alessandra Addari

