Train to Roots, un reggae dritto alle radici della Sardegna

by Marche Today
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di Donatella Rosetti

 

FERMO – Sabato 15 aprile alle 22 i Train to Roots suoneranno all’Heartz Club di Fermo. L’unicità del reggae della band sarda sbarca nel Fermano portando con sè la positività e il calore di questa terra. Il gruppo è formato da Simone Pireddu “Bujumannu” (voce), Michele Mulas “Rootsman” (voce), Giampaolo Bolelli “Jambo” (chitarra e coro), Stefano Manai “Stiv” (chitarra), Antonio Leardi “Papan’tò” (tastiere), Simone Bardi “D-Docta” (basso). “Home” (2016) è il loro quinto ed ultimo album e vanta collaborazioni con cantanti noti come Clementino, Madh, Levante. Un metaforico ritorno a casa nell’autoproduzione dell’album e nel contenuto dei testi che parlano in prima persona di vita realmente vissuta.

Train to Roots è ormai la più importante band reggae italiana e il cantante Simone Pireddu ne ha spiegato il perchè in questa intervista.

Cos’è il roots rock reggae in termini di origine e suoni?

La differenza sta nel fatto che in origine nel “reggae roots conscious” le ritmiche erano più “morbide” ipnotiche mentre le liriche erano più vicine al mistico, al religioso. Con l’arrivo invece del tocco magico dell’innovazione di mostri sacri come “Sly & Robbie” si iniziò a suonare con più volume sui bassi. Si formarono ritmi più “complicati” e “duri”, arrivando a liriche di protesta e quotidianità.

Da dove nasce il vostro amore per il reggae?

Ognuno ha un suo percorso diverso. Ti ripeto una frase che qualcuno di noi ha già dato qualche tempo fa alla stessa domanda: “È il reggae che probabilmente ha scelto noi.” Come una sorta di legge d’attrazione.

Ascoltando le vostre canzoni si capisce che il vostro non è un reggae classico, potreste specificare quali sono le contaminazioni di generi presenti nella vostra musica?

Ciascuno di noi ha sempre portato all’interno del progetto un po’ del suo background, della sua esperienza e del proprio ingegno. Siamo grandi ascoltatori di musica, appassionati di live e ci piace tutta la buona musica. Non ci poniamo dei limiti, sopratutto nella composizione, nella scrittura e nella ricerca dei suoni. Siamo sempre a caccia di uno spettacolo ricco di energia, di calore e brani da ballare e cantare insieme al pubblico. Alla fine viene fuori un qualcosa di originale, qualcosa che ora la gente riconosce come un suono “alla Train To Roots”.

Vi viene naturale mescolare italiano, sardo, inglese insieme?

Certo che sì, abbiamo trovato una sorta di nostro equilibrio e così ci piace andare avanti.  Sono cresciuto in una famiglia dove per fortuna si è sempre parlato il sardo, la riconosco come la mia lingua e anche se ormai il gruppo non canta più tanto in questa, non vuol dire che anche nel prossimo disco non ci siano delle strofe in “limba”.

Qual è lo spirito della Sardegna che volete trasmettere nelle vostre sonorità?

Bella domanda. Noi tentiamo di trasmettere tanta energia positiva, carica emozionale, calore, speranza ed alternative, aspetti che la nostra santa e amata terra infonde a tutti: residenti, nativi e a qualsiasi essere vivente la visiti.

Pensate che il nuovo reggae possa avere ancora un importante ruolo sociale in questo periodo turbolento mondiale?

Tutto ciò che ognuno di noi fa nel suo quotidiano può avere un importante ruolo sociale in questo periodo, anche un semplice sorriso, un abbraccio o una mano sulla spalla. Noi abbiamo scelto di suonare reggae e portare avanti determinati messaggi e segnali.

Sappiamo di avere tanti giovani che ci seguono e che ci amano, loro sono il futuro, sono la nostra salvezza e noi usiamo la nostra arte e cerchiamo di farlo al meglio per far crescere i nostri fan e i nostri ascoltatori con valori veri ed umanamente indispensabili per il futuro di questa terra in questa vita.

Che tipo di concerto dobbiamo aspettarci all’Heartz di Fermo?

Ehh purtroppo arriveremo stanchi, ci mancherà la nostra terra e la nostra gente quindi saremo fiacchi…scherzo!

Sarà come sempre un concerto ricco di energia, luce con tutte le vecchie hit della nostra storia, ma anche tante anteprime del nostro sesto disco di prossima uscita. Non vediamo l’ora!

 

Foto: Train to Roots con l’arte di Giorgio Casu, che ha disegnato la copertina del nuovo album

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