Paolo Miti, organizzatore del Maremoto: “Un nuovo festival musicale andrebbe totalmente ripensato.”

by Marche Today
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) – Paolo Miti è un organizzatore di eventi molto noto tra Marche e Abruzzo, soprattutto per aver lanciato il Maremoto Festival di San Benedetto, che quest’anno per la prima volta in dieci anni non si farà. Adesso lavora all’interno di un’agenzia di eventi.

Da quanto ti occupi di eventi?

All’università La Sapienza di Roma ho frequentato un master in management di organizzazione di eventi. Quando sono tornato a San Benedetto ho iniziato ad organizzare serate dj set. Mi sono addentrato, però, seriamente nella professione da circa dieci anni, dopo uno stage in una società di produzione teatrale e musicale.

Tu hai organizzato un grande festival musicale che quest’anno per la prima volta non si farà. Racconta com’è nato.

Parlai del desiderio di fare un evento musicale sulla spiaggia ad un ragazzo che allora era consigliere comunale, Daniele Primavera, che mi invitò a proporla all’Amministrazione. Domenico Mozzoni, assessore al Turismo di allora, accolse volentieri quest’idea, esprimendo l’intenzione di costruire una manifestazione più grande che interessasse il target giovanile e caratterizzasse la città. Ci inventammo così la formula del Maremoto, cinque giornate di musica ed arte grafica ad ingresso libero. Ogni giorno c’era un genere musicale differente.

Chi eravate all’inizio?

Un gruppo di ragazzi appassionati di fumetti e di musica con poca esperienza organizzativa. Abbiamo messo su insieme un’associazione, la Occhio Per Orecchio, e poi la cooperativa O. per O.

Quale fu il riscontro?

Positivo perché non esisteva un festival alternativo del genere nei paraggi. Avevamo una serata hip hop, una reggae, una indie, una progressive. Una caratteristica chiave era quella di dare spazio a band emergenti locali sia in un giorno creato appositamente per loro, sia in apertura di gruppi famosi. Crescendo di successo e non creando problemi di ordine pubblico, ci è sempre stato rinnovato il sostegno del Comune.

Aveva anche un ritorno economico in termini di turismo?

Questo è un aspetto che non è stato mai considerato abbastanza. Molti spettatori del festival ci hanno chiesto se potevano rimanere quattro o cinque giorni, ma non c’erano strutture turistiche attrezzate per questo tipo di richiesta in un periodo d’alta stagione (luglio-agosto).

Come si organizza un evento?

Dipende dal tipo di evento. Ci vuole un’idea, un format da sviluppare. In seguito, bisogna valutarne la fattibilità, ovvero trovare le economie per realizzarlo. Alla fine si inseriscono i contenuti. Organizzare, per esempio, un concerto è meno complicato di un festival.

Quali sono le principali difficoltà da affrontare?

Economiche e logistiche. Quest’ultima è stata di recente molto regolamentata. Rispettare tutte le norme per l’organizzazione di un evento è costoso e bisogna conoscere la legge. Nei Comuni esiste una commissione che si riunisce per concedere all’organizzatore una licenza per fare lo spettacolo. È formata da polizia municipale, vigili del fuoco, ufficio del commercio, Asl, ingegnere elettrico e quello dell’impatto acustico.

Hai intenzione di fare un nuovo festival?

Al momento no. Mi sembra che nella nostra zona non ci sia particolare richiesta di eventi del genere. Si va verso altre direzioni. Comunque, un nuovo festival musicale dovrebbe essere totalmente ripensato rispetto alla formula del Maremoto.

Ci sono delle realtà interessanti al quale fare riferimento per la musica nelle Basse Marche?

L’Heartz Club di Campiglione di Fermo, un nuovo circolo Arci aperto a dicembre, è molto attivo in quanto a concerti e freschezza degli artisti ospitati e il Terminal di Macerata, un locale di spettacoli ed eventi vitale e pieno di iniziative.

 

Foto: Luca Cameli

di Donatella Rosetti

 

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