Intervista alla Dirigente Scolastica Antonella Accili: «la mia applicazione del metodo finlandese»

by redazione
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«La scelta di un giovane dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla fortuna di incontrare un grande maestro» disse Rita Levi-Montalcini. Aveva ragione. Mentre per alcuni il mondo della scuola è stato parte della loro vita, per altri è diventato la loro vita e la speranza di rendere il mondo un posto migliore. In una società frenetica e votata al risultato come quella odierna, curare le relazioni a scuola è una vera e propria forma d’amore. Quello che ci si chiede oggi è: il metodo educativo applicato in Italia, è ancora valido?

Abbiamo intervistato la Dirigente Scolastica dell’Istituto Omnicomprensivo Statale “Della Rovere” di Urbania (PU) Antonella Accili, sostenitrice del metodo finlandese e di altre contaminazioni positive. Originaria di Legnano (MI), si laurea in Lettere Moderne (indirizzo Comunicazioni Sociali – Scienze dello Spettacolo) presso l’Università Cattolica di Milano. Intraprende la strada dell’insegnamento a soli vent’anni, facendo esperienza sia alle medie che alle superiori (in particolare in ambito liceale). Dieci anni fa, diventa Dirigente Scolastica.

 «Amo tutto ciò che è creativo e valorizza i talenti umani» ci racconta Antonella.«Dalla musica al canto, alla danza, alla recitazione, alle attività manipolative e artistiche nel senso tradizionale del termine (come la pittura e la scultura)».

Profondamente curiosa e sempre alla ricerca del miglioramento, arricchisce il suo metodo d’insegnamento con modelli scolastici apparentemente distanti dal nostro, come quello finlandese. «Leggo e m’informo molto ma soprattutto rifletto e comparo le cose. Cerco di farlo apertamente, in modo obiettivo e con onestà intellettuale».

Il metodo finlandese insiste molto sullo star bene a scuola, su un uso moderato e consapevole della tecnologia, sulla promozione delle competenze, sulla valorizzazione dei talenti, l’apprendimento cooperativo, il rispetto di sé, degli altri e di tutto ciò che ci circonda. Insegna la solidarietà e la comprensione, non la competitività, che si riscontra anche nel rapporto di tutor e mentor del docente con gli studenti. Si promuove il pensiero critico e divergente, si valorizza il buono dei ragazzi promuovendo autostima e fiducia in sè stessi, prevalendo la didattica “della lumaca” su quella “del surf”, nonché la cura degli ambienti perché siano accoglienti e a misura di studente.

«Nel mio metodo non ho trasferito in toto il modello scolastico finlandese che, come tutte le cose, ha luci e ombre. Ho raccolto e modificato sulla nostra realtà quello che ritenevo utile e buono, sopperendo con la creatività alla mancanza di investimenti dello Stato nella scuola. Come ho fatto per altri sistemi come il Canada, i college americani e inglesi, e anche la nostra scuola. Per moltissimi anni ho sperimentato su me stessa, come docente, il metodo. L’ho affinato e calibrato anno dopo anno. Cerco di evitare percorsi standardizzati e materiali omologati».

«Ovviamente non ho omesso la valutazione dei ragazzi che è imprescindibile nei nostri documenti scolastici e prevista dalla nostra normativa. Il problema non è se valutiamo con voti lettere o giudizi, ma come facciamo vivere ai nostri studenti la valutazione. Molte volte prevale la mortificazione e lo spirito punitivo. Purtroppo, lo si capisce da come alcuni docenti parlano dei loro ragazzi».

Negli anni, ha cercato di trasmettere il metodo a sua figlia, anch’essa insegnante con grande apprezzamento dalle sue classi. Da un decennio, lo condivide in primis con i docenti della sua scuola e in progressione con i docenti della rete Mof. Conclude: «da piccolo germoglio locale, è diventata un albero meraviglioso».

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